Nippon Kempo Villa Cortese
MUDANSHA "gli apprendisti"

Chiunque voglia apprendere le Arti Marziali comincia nel livello SHU (la forma). Questo livello che abbraccia l'intero sistema Kyu, non è parte della Via, ma una preparazione alla Via. Qui si tratta di apprendere le basi delle tecniche (Omote) e di raggiungere quell'atteggiamento nel quale sarà possibile l'insegnamento della Via vero e proprio. Anche il livello SHU pone dei grandi requisiti tecnici, esso non pretende di insegnare la Via. Insegna la forma e mantiene una notevole distanza dalle discipline spirituali del Budo. Tuttavia pone i praticanti già a confronto con rigide regole di comportamento, i gradi del Mudansha si chiamano Kyu. Originariamente tutti i Mudansha portavano la cintura bianca. In seguito ci fu una suddivisione tra cintura bianca e marrone, e infine ogni Kyu acquistò un proprio colore di cintura. Il sistema Kyu oggi più diffuso si compone di sei livelli:

MUDANSHA - Il sistema KYU

Livelli inferiori
6° KYU ( Rokkyu ) Cintura bianca
5° KYU ( Gokyu ) Cintura gialla
4° KYU ( Shikyu ) Cintura arancio
Livelli superiori
3° KYU ( Sankyu ) Cintura verde
2° KYU ( Nikyu ) Cintura blu
1° KYU ( Ikkyu ) Cintura marrone

Per quanto riguarda la Via (DO) tra i livelli inferiori e quelli superiori non esiste alcuna differenza. Essi sono egualmente livelli preliminari, nei quali bisogna creare una base sulla quale in seguito sviluppare, nel livello Yudansha, un atteggiamento conforme al Budo. Gli esercizi fisici consistono nel costruire l'autodisciplina, la pazienza, il giusto incontro con gli altri e la capacità di apprendimento. Senza questi importanti presupposti non si può accedere ai livelli superiori. Spesso però gli allievi ignorano questi atteggiamenti di base poiché non ne riconoscono l'importanza e si esercitano soltanto nella tecnica. Eppure gli insegnanti sanno quale misera fine fanno questi allievi. Ovviamente durante questo periodo la tecnica è l'unico criterio di misura oggettivo. Ciononostante, al Maestro la tecnica interessa poco, egli guarda solo all'atteggiamento. Egli sa che a questo livello non ci può essere nessuna vera comprensione della tecnica ma lascia comunque che l'allievo abbia fiducia nel progresso tecnico. Questo primo livello del Budo è la base di ogni ulteriore sviluppo. Esso insegna la Via sulla quale l'uomo impara dapprima a servire, a sacrificarsi e a sopportare. Le esigenze tecniche di questo livello sono particolarmente numerose ma modeste qualitativamente. Nelle Arti Marziali l'area tecnica di questo livello si chiama OMOTE, che significa fondamentale-basilare, oppure il lato più visibile dell'Arte Marziale che ognuno, anche senza una particolare conoscenza della Via, può apprendere. In questo campo le basi del movimento e tutte le caratteristiche esteriori visibili delle tecniche vengono dettagliatamente scomposte e praticate. Omote punta alla perfezione della forma senza contenuti spirituali, ad Omote viene dedicato un periodo dai cinque ai sei anni, fintantoché un praticante rimane nel livello KYU. Con l'entrata nel primo livello DAN segue OKUDEN, il livello del raffinamento tecnico. Questo ha poco a che vedere con la routine della forma, poiché la sua base è il giusto atteggiamento interiore. Nell'antico BUJUTSU, Omote indicava anche quelle tecniche di uno stile (RYU) che erano insegnate a tutti gli allievi. Ciò che accade nel livello Kyu è da paragonare alla scalata di una montagna ripida e impraticabile. Tutti gli allievi vogliono arrivare in fretta alla cima; ma le cinture nere che sono già in cima, sanno che non ò bene mostrare, a chi sta sotto, la Via più facile. Essi quindi la sbarrano, lasciando aperta solo quella difficile. Questo è difficile da capire per gli allievi. Ciononostante gli avanzati sanno che non è la cima, ma che è l'esperienza che conduce ad essa ciò che conta. Perciò non permettono alcuna scorciatoia. I principianti devono appellarsi alle proprie possibilità e cercare la loro Via. Le cinture nere non li aiutano a questo fine. Nel caso migliore controllano che nessuno precipiti. Solo coloro che arrivano alla cima per mezzo della propria forza sanno che esistono cose più grandi al mondo rispetto all'Io. Ne possono discutere solo con quegli uomini che sono già arrivati in cima. Quando guardano verso il basso vedono i loro compagni, i quali invece litigano sempre per quelle cose che loro hanno superato. Non ne possono parlare però, senza venire fraintesi. Budo è un'arte che viene praticata tutta la vita e ricerca l'autoperfezione. Quando gli allievi lo comprendono bene per la prima volta e lo chiariscono nel loro atteggiamento, sono vicini alla cima. Nel livello Kyu si parla di SHOSHIN, lo spirito dei principianti. Il giusto spirito del principiante (il livello precedente al SEISHIN, lo spirito degli avanzati) è la chiave alla comprensione dell'Arte Marziale, i livelli Kyu si occupano di raggiungerlo. Quando un uomo immaturo ottiene il sapere in un campo (sapere e maturità è una rara combinazione) il suo spirito alza delle barriere, poiché egli costruisce opinioni, deduzioni e pregiudizi, i quali ostacolano il vero riconoscimento. Possedere lo spirito del principiante significa concedere il vero apprendimento, cercando sapere ed esperienza. Il bianco dei Kimoni è il simbolo della purezza del principiante: è puro, semplice e vuoto. Deve ricordare all'allievo di conoscersi sempre nuovamente e di non accontentarsi di ciò che ha appreso. Questo spirito rimane (anche nei livelli maggiori di Arte Marziale) di straordinaria importanza. Seishin, lo spirito degli avanzati, non subentra allo Shoshin, bensì lo forma. Se il praticante lo dovesse perdere non può più imparare. Ciò è chiarito dal detto giapponese "Nello spirito dei principianti ci sono molte possibilità, nello spirito degli esperti ne esistono poche".

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Era l'uomo più ricco della città e non faceva altro che vantarsi delle grandi doti del figlio, che in verità era noto per la propria boria ed ansia di emergere.
Poiché Wong era ricco, suo figlio non andava a scuola e veniva istruito da insegnati privati. Ma nessuno degli insegnanti rimaneva, il giovane li rimandava tutti a casa e quando il padre andava da lui e chiedeva di loro, questi diceva: "Padre, ho appreso abbastanza."
Un giorno si attendeva la visita dell'ispettore generale Man e Wong preparò una festa grandiosa per riceverlo. Tra le tante cose gli venne un'idea: per fare effetto sul funzionario diede l'incarico a suo figlio di trascrivere il nome di Man facendo uso della nobile tradizione della calligrafia.
Quindi ingaggiò il migliore calligrafo della regione e lo pregò di insegnare al proprio figliolo il modo di adempiere al compito. Il calligrafo venne e cominciò ad istruire il figlio di Wong. Con il pennelletto tracciò un trattino e disse: "Questo è l'uno", tracciò un secondo trattino e disse: "questo è il due", ed infine al terzo segno disse: "questo è il tre". Ma prima che potesse continuare a parlare fu interrotto dal ragazzo che disse: "Ho capito, ho capito, potete andare. Ho appreso abbastanza".
E il calligrafo fu mandato a casa. "Sei sicuro di sapere come si scrive Man?" gli chiese il padre. "Man significa diecimila e l'ispettore è assai fiero del proprio nome". Il giorno prima della festa il figlio si chiuse in camera sua per portare a compimento la sua opera. Quando infine venne l'ispettore ed il figlio ancora non compariva, il padre gli bussò alla porta ed il figlio scoppiò in lacrime:
"Perché quel Man ha un nome così lungo?" si lagnò. "Ho fatto già cinquemila trattini, ma il tempo non è sufficiente".
Tutti rimasero allibiti. Il figlio di Wong aveva cercato di scrivere il nome del signor Man con diecimila trattini, perché non aveva fatto finire di spiegare dal calligrafo che dal quattro in poi il metodo di scrittura cambia e che per scrivere "DIECIMILA" occorrono solo tre trattini.

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